{"id":26608,"date":"2018-10-07T19:41:23","date_gmt":"2018-10-07T17:41:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/?p=26608"},"modified":"2018-10-10T22:56:36","modified_gmt":"2018-10-10T20:56:36","slug":"la-mente-in-fuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/incipit\/la-mente-in-fuga\/","title":{"rendered":"La mente in fuga"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243;][et_pb_row][et_pb_column type=&#8221;3_4&#8243;][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243;]<\/p>\n<p><em>On the longest day<\/em><br \/>\n<em>The vanishing mind<\/em><br \/>\n<em>Knows not when the day ends<\/em><br \/>\n<em>Who could care for you<\/em><br \/>\n<em>Who could understand<\/em><br \/>\n<em>In the room sealed shut<\/em><br \/>\n<em>You&#8217;re not what you were<\/em><\/p>\n<p>Sulle note della malinconica <em>The vanishing mind<\/em> osservai una coccinella adagiarsi sul sottile stelo di una primula. In un primo momento fui tentata di allungare la mano ed accoglierla sulle dita, ma appena mi resi conto del sentimento di speranza legato al quel gesto fermai la mia volont\u00e0.<br \/>\nNel microcosmo di altre specie insettivore, la coccinella con il suo aspetto e la singolare forma aveva la capacit\u00e0 di richiamare in noi esseri umani, appartenenti invece al macrocosmo delle cazzate mentali, un senso di simpatia e dolcezza. Questi sentimenti erano per lo pi\u00f9 legati alle legende a lei dedicate e tramandate dalla fantasia popolare che spesso le attribuivano il potere della fortuna e dell&#8217;amore dietro l&#8217;angolo. Tutte storie di falsa speranza. Favole insegnate da tempi immemori atte a plagiare le menti. Pensieri magici per dare un senso superiore agli eventi e alle cose dove in fondo non esistevano. Nella mia vita, di coccinelle ne avevo liberate a volont\u00e0 e sulle mie mani se ne erano posate altrettante, ma le profezie di amori e buona fortuna non si erano avverate.<br \/>\nIn pochi per\u00f2 conoscevano la vera natura di quel grazioso insetto. Sotto quella livrea tondeggiante, e a pois neri si celava un&#8217;anima predatrice non da poco. Quei portafortuna volanti, nella loro vera natura, erano tra i pi\u00f9 attivi predatori del mondo insettivoro, tanto voraci, al punto da essere cannibali tra loro. E a pensarci bene, non erano molto differenti dagli altri esseri viventi presenti su questo pianeta. Anche loro con una bella maschera di apparenza. A misura di innocenza e bont\u00e0, dietro la quale per\u00f2 nascondevano un famelico spirito di sopravvivenza.<\/p>\n<p><em>So much sweeter now<\/em><br \/>\n<em>That there&#8217;s nothing left to<\/em><br \/>\n<em>Remember you<\/em><br \/>\n<em>It&#8217;s what brought you here<\/em><br \/>\n<em>It&#8217;s what keeps you here<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0, pensai ascoltando le parole vibrate dalla voce calda e confortante dei Calexico. Cosa mi aveva portato qui? E cosa mi teneva ancora qui, sdraiata sulla terra di verdi e rigogliose colline a mirare il cielo azzurro?<\/p>\n<p><em>Your smile brings me back<\/em><br \/>\n<em>To the longest day<\/em><br \/>\n<em>The vanishing mind<\/em><\/p>\n<p>Ecco la risposta. Un sorriso, ormai sfumato, che non era pi\u00f9 per me&#8230; e a dire il vero, a distanza di anni, era piuttosto evidente\u00a0 che mai lo era stato per davvero.<br \/>\nMi tolsi gli auricolari per ascoltare suoni pi\u00f9 reali riportando i pensieri in eden meno immaginari ed esistenziali.<br \/>\n\u201cBuon lavoro!\u201d, sussurrai alla coccinella ormai giunta in cima al crinale della primula. Una volta sulle mie gambe, mi stirai un poco e osservai il paradiso in terra sul quale mi trovavo. Inspirai a pieni polmoni l&#8217;aria fresca di una nuova primavera ormai alle porte e in un attimo ero di nuovo nel mio emisfero sinistro, quello razionale, lontana dai ricordi e pronta a tornare al mio rifugio nel bosco. Raccolsi il fucile da terra e di nuovo spensierata mi voltai per raggiungere il sentiero, ma nemmeno un passo e&#8230;<br \/>\nCazzo no, pensai appena il mio sguardo individu\u00f2 il vecchio Patrick insieme a quello che io avevo soprannominato Sventura. Un meticcio pulcioso, frutto di variopinte razze canine che nei suoi otto anni di vita ne aveva vissute di tutti i colori e nonostante le innumerevoli sfighe e l&#8217;esperienza acquisita riusciva sempre a cacciarsi nei guai. Sarei ripiombata a terra nascondendomi tra i fili alti dell&#8217;erba pur di far perdere le mie tracce, ma ormai era tardi. Patrick mi aveva individuata. Sventolava il suo fucile per richiamare la mia attenzione. Un gesto intimidatorio al di fuori dell&#8217;Alaska, ma sorprendentemente amichevole in questo Stato di animali selvaggi alla stato libero.<br \/>\n\u201cAmber\u201d, url\u00f2 Patrick.<br \/>\nAlzai il mio fucile in segno di saluto e attesi che mi raggiungesse gi\u00e0 rassegnata al dialogo prosciugante da \u201cqualunquemente\u201d mi avrebbe elargito a breve. Non era antipatico il vecchio Patrick, ma come tutti gli esseri viventi, soprattutto di una certa et\u00e0, e residenti nella sperduta radura del Nord pi\u00f9 Nord dell&#8217;America, solo come un cane e con un cane al seguito, tendeva a ripetersi nei concetti e pensieri. Una condizione comune al genere umano, ma che in lui degenerava nell&#8217;agonia della reminiscenza. Appena trovava qualcuno (<em>in<\/em>)disposto ad ascoltarlo, e nello specifico la sottoscritta, altro essere vivente presente nell&#8217;arco di quindici miglia, apriva il file delle memorie passate e via&#8230; Ti sbrodolava una litania di ricordi a partire dai tempi in cui era venuto al mondo sul tavolo della cucina, lo stesso su cui ancora oggi mangiava o leggeva il giornale locale. Personalmente sopportavo a malapena chi ogni due per tre mi riproponeva i suoi ricordi riportandoli al presente. C&#8217;era qualcosa di irrisolto nel raccontare il proprio passato e spesso avevo l&#8217;impressione che la bobina della memoria avesse come obiettivo dare conferma alla propria esistenza. Un modo per riconciliarsi con chi erano e rialzare l\u2019asticella della propria autostima. Quel tipo di rievocazioni personali avevano la capacit\u00e0 di annientarmi. Non amavo pensare al mio passato, o arrovellarmici dentro pertanto ascoltare estranei disquisire sul proprio mi costringeva a resistere per non mandarli al diavolo. Era una perdita di tempo, almeno per me, ripensare al passato. Tanto le tracce erano dentro di noi. Indelebili. Te le portavi addosso anche senza dover per forza occupare la mente nel ricordare scene di vita vissuta come fossero quelle di un film visto al cinema e che appartenevano poi solo a una sequenza di fotogrammi sui quali mettevi didascalie a tuo piacimento ingannandoti e ingannando gli altri del fatto che in fondo eri una brava persona, intelligente, per bene, o vittima delle circostanze e cos&#8217;altro pensavi di essere e che il mondo era il contrario di te. Per come la vedevo, per me l&#8217;essere umano era solo un miscuglio di cellule replicate di generazione in generazione e nel tempo avevano prodotto un dna portatore di altri individui irrisolti, ovviamente nostri predecessori, che ogni tanto si riattivavano nei momenti di debolezza per romperti i coglioni. Un inconscio\/anima\/spirito o come lo si voleva definire composto di mille voci che si risvegliavano alternandosi o tutte insieme. Paure e deliri altrui capaci di pilotarti nei momenti di debolezza. Per questo, un giorno mi ero detta che data l&#8217;impossibilit\u00e0 di modificare quel dna di personaggi sconosciuti e allo stesso tempo conosciuti forse era meglio vivere a livello base. Direi l&#8217;essenziale. Mangiare, respirare, dormire, camminare e soprattutto pensare al minimo. Una sorta di dieta umana per concedere tempo a quelle cellule irrisolte di trovare la pace o almeno imparare a starsene zitte e raccolte, tutte unite dal silenzio della natura in cui avevo deciso di vivere. Trasferirmi in Alaska mi era sembrata a suo tempo la scelta migliore che potessi fare. Non c&#8217;era stato nulla a tenermi legata alla mia citt\u00e0 natia se non la speranza che qualcosa prima o poi sarebbe cambiato. Ed era stata proprio quella speranza perduta a spingermi a mollare tutto. Per mio fratello era stata una fuga, per mio padre un atto di codardia, per mia sorella una follia, per zia Wendy il modo migliore per ritrovarmi e per mia madre non saprei. Per lei ero all&#8217;estero a lavorare in una multinazionale farmaceutica e questo rassicurava la sua indole ansiotica\/schizzofrenica. Per quanto fossi consapevole di come la mia scelta fosse una palese forma di evitamento esistenziale me ne ero dimenticata non appena avevo rivisto il piccolo chalet di zia Wendy vicino a Talkeetna offertomi per il mio internato da eremita. Un perfetto rifugio da riadattare in grado di riadattarmi.<\/p>\n<p>Il muso peloso di Sventura arriv\u00f2 ai miei piedi.<br \/>\nEccoti cane scemo!<br \/>\nGli carezzai l&#8217;orecchia mezza monca e attesi l\u2019arrivo del suo padrone.<br \/>\n\u201cAmber!&#8230;\u201d, disse Patrick affannato, dalla tasca dei pantaloni estrasse il fazzoletto logoro di s\u00e9 per asciugarsi la fronte lasciando me in attesa di capire cosa c\u2019era di tanto urgente da venirmi a cercare nella radura. Abbassai gli occhi meditabonda sullo sguardo di Sventura che scodinzolando allegro stava devastando con le sue zampe il giaciglio dove poco prima miravo il cielo, compreso il fuscello della coccinella, ora sparita. Nella migliore delle ipotesi era riuscita a volar via oppure nella peggiore era morta sotto le sue zampe senza alcuna piet\u00e0, ma soprattutto senza un vero motivo se non il fatto che un cane scemo senza cervello, ma leale e fedele, l&#8217;aveva calpestata senza nemmeno rendersi conto di cosa avesse fatto. Ma del resto, che colpa ne aveva il povero Sventura, era pi\u00f9 che probabile avessi fatto altrettanto io sdraiandomi a terra poco prima, magari un genocidio di formiche e specie sconosciute. Ecco&#8230; La mia dissonanza cognitiva era ripartita a mille. Per ogni evento riuscivo a vedere le mille sfaccettature. Il bene il male, l&#8217;inferno il paradiso, gli opposti in ogni cosa. Feci uno sforzo e mi concentrai su Patrick e su cosa avesse di urgente da dirmi.<br \/>\n\u201cTi sono venuto a cercare&#8230;\u201d, e dopo un bel respiro aggiunse: \u201cC&#8217;\u00e8 un tizio che cerca in affitto una casa. E&#8217; in viaggio, e sta cercando una sistemazione. Frank gli ha detto che tu hai un paio di chalet da affittare\u201d.<br \/>\n\u201cUhm?\u201d, mormorai confusa.<br \/>\nDi solito non accettavo ospiti senza prenotazione, ma conoscevo Frank e potevo fidarmi di lui. Sicuramente prima di avergli dato le coordinate dello chalet doveva avergli fatto il terzo grado.<br \/>\n\u201cSi chiama Oliver e qualche cosa, ma non ricordo, l&#8217;ho lasciato alla casa al lago, quella pi\u00f9 grande. Gli ho detto che venivo a cercarti\u201d. L&#8217;orizzonte a sud si proiett\u00f2 nelle lenti degli occhiali di Patrick e catturata dalla sfumatura rosea riflessa mi voltai a mirare il tramonto nel suo splendore originale. Altra giornata di sole per l&#8217;indomani pensai e mi godetti quel pensiero cercando di allontanare il pensiero che uno di citt\u00e0 volesse alloggiare nello chalet sul lago. La gente di citt\u00e0 era sempre pretenziosa e poco adattabile. Proprio per evitare grane nell&#8217;annuncio specificavo sempre che non c&#8217;era connessione internet, televisione, il bagno era esterno e soprattutto che la zona era popolata da orsi e lupi.<br \/>\n\u201cGrazie Patrick, vado a vedere cosa vuole. Torni con me?\u201d, chiesi.<br \/>\n\u201cNo, no, approfitto per andare a pescare, l&#8217;orario del tramonto \u00e8 quello giusto\u201d, rispose Patrick, \u201cCi vediamo dopo, ti porto qualche pesce\u201d.<br \/>\nPer fortuna, pensai. Lo salutai e non proprio felice mi avviai verso il sentiero del rientro con un presagio a bussarmi alle tempie&#8230;<br \/>\nTrovai Oliver vattelapesca seduto al tavolo sotto al portico intento a guardare una piantina della zona.<br \/>\n\u201cBuongiorno\u201d, dissi salendo i gradini.<br \/>\nRapido si alz\u00f2 i piedi e con un gran sorriso mi strinse la mano.<br \/>\n\u201cBuongiorno, sono Oliver xxxxxxx, mi ha mandato qui Frank del xxxxxxx\u201d.<br \/>\n\u201cS\u00ec, lo so, benvenuto\u201d.<br \/>\n\u201cSono in viaggio, sono arrivato oggi da xxxxxx e pensavo di restare nei dintorni un mese circa, sto facendo delle riprese fotografiche\u201d.<br \/>\n\u201cE&#8217; la prima volta che viene in Alaska?\u201d.<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d, rispose.<br \/>\n\u201cBe&#8217; sono sicura che trover\u00e0 molto da fotografare qui, ma le consiglio di trovare una guida o almeno un fucile, la zona \u00e8 battuta da orsi e altri animali, meglio non addentrarsi la mattina presto, \u00e8 l&#8217;orario in cui cacciano\u201d.<br \/>\n\u201cAh, lei conosce qualcuno che pu\u00f2 fare al caso mio\u201d.<br \/>\nScossi la testa. \u201cNon saprei, forse&#8230;\u201d, ci pensai un po&#8217; su. \u201cposso sentire Frank, di sicuro lui ha la persona giusta\u201d.<br \/>\nAlzai il vaso e presi la chiave della porta.<br \/>\n\u201cLe mostro la casa. Non aspettavo ospiti e quindi non \u00e8 stata aperta, se decide di prenderla, verr\u00f2 a fare le pulizie subito\u201d.<br \/>\n\u201cNon si preoccupi, se il dentro \u00e8 bello come il fuori star\u00f2 benissimo\u201d.<br \/>\n\u201cLe faccio portare la legna da Patrick cos\u00ec pu\u00f2 accendere il camino\u201d.<\/p>\n<p>\u00a9 &#8211;\u00a0 Sara Tessa &#8211; Tutti i diritti sono riservati. \u00c8 vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Sara Tessa.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_4&#8243;][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; text_font=&#8221;Open Sans||||||||&#8221; text_font_size=&#8221;18px&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">INCIPIT<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_image _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; src=&#8221;http:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/punch-2747282_1920.jpg&#8221; \/][et_pb_tabs _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; link_option_url=&#8221;http:\/\/www.saratessa.com\/incipit\/la-mente-in-fuga\/&#8221; saved_tabs=&#8221;all&#8221;][et_pb_tab title=&#8221;La mente in fuga&#8221; _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; tab_font=&#8221;||||||||&#8221; body_font=&#8221;||||||||&#8221; link_option_url=&#8221;http:\/\/www.saratessa.com\/incipit\/la-mente-in-fuga\/&#8221;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2307\" src=\"http:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/fasion-14-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/fasion-14-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/fasion-14.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p>Leggi&#8230;<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Cogli la mela&#8221; _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; link_option_url=&#8221;http:\/\/www.saratessa.com\/incipit\/cogli-la-mela\/&#8221;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26036 alignnone size-medium\" src=\"http:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/red-3679788_1920-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/red-3679788_1920-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/red-3679788_1920-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/red-3679788_1920-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/red-3679788_1920-1080x720.jpg 1080w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/red-3679788_1920-610x407.jpg 610w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/red-3679788_1920.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Leggi&#8230;<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Un pensiero magico&#8221; _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; link_option_url=&#8221;http:\/\/www.saratessa.com\/incipit\/un-pensiero-magico\/&#8221;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26051 alignnone size-medium\" src=\"http:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/annie-spratt-253799-unsplash-300x233.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/annie-spratt-253799-unsplash-300x233.jpg 300w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/annie-spratt-253799-unsplash-768x597.jpg 768w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/annie-spratt-253799-unsplash-1024x796.jpg 1024w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/annie-spratt-253799-unsplash-1080x839.jpg 1080w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/annie-spratt-253799-unsplash-610x474.jpg 610w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Leggi&#8230;<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Nella zucca dei libri&#8221; _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; link_option_url=&#8221;http:\/\/www.saratessa.com\/incipit\/nella-zucca-dei-libri\/&#8221;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26046 alignnone size-medium\" src=\"http:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/jaredd-craig-744902-unsplash-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/jaredd-craig-744902-unsplash-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/jaredd-craig-744902-unsplash-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/jaredd-craig-744902-unsplash-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/jaredd-craig-744902-unsplash-1080x1620.jpg 1080w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/jaredd-craig-744902-unsplash-610x915.jpg 610w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p>Leggi&#8230;<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Quello che ti pare&#8221; _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; link_option_url=&#8221;http:\/\/www.saratessa.com\/incipit\/quello-che-ti-pare\/&#8221;]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2873 alignnone size-medium\" src=\"http:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/061-300x113.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"113\" srcset=\"https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/061-300x113.jpg 300w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/061-768x288.jpg 768w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/061-1024x384.jpg 1024w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/061-1080x405.jpg 1080w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/061-610x229.jpg 610w, https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/061.jpg 1980w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Leggi&#8230;<\/p>\n<p>[\/et_pb_tab][et_pb_tab title=&#8221;Amore in salsa porno&#8221; _builder_version=&#8221;3.16.1&#8243; 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Fui tentata di allungare la mano per accoglierla sulla mano, ma appena mi resi conto del sentimento di speranza legato al quel gesto fermai la mia volont\u00e0.<br \/>Nel microcosmo di altre specie insettivore, la coccinella con il suo aspetto e quella singolare forma aveva la capacit\u00e0 di richiamare in noi esseri umani, appartenenti invece al macrocosmo delle cazzate mentali, un senso di simpatia e dolcezza. Questi sentimenti erano per lo pi\u00f9 legati alle legende a lei dedicate e tramandate dalla fantasia popolare che spesso le attribuivano il potere della fortuna e dell'amore dietro l'angolo. Tutte storie di falsa speranza. Favole insegnate da tempi immemori a plagiare le menti. Pensieri magici atti solo a dare un senso superiore agli eventi e alle cose dove in fondo non esisteva. Belle e buone illusioni. Ed era stato proprio quel sentimento di speranza dietro l'angolo a farmi cadere nella tentazione di farmi toccare dalla magia della coccinella.<br \/>Nella mia vita, di coccinelle ne avevo liberate a volont\u00e0 e sulle mie mani se ne erano posate altrettante, ma le profezie di amori e buona fortuna non si erano avverate. In pochi per\u00f2 conoscevano la vera natura di quel grazioso insetto. Sotto quella livrea tondeggiante, e a pois neri si celava un'anima predatrice non da poco. Quei portafortuna volanti, nella loro vera natura, erano tra i pi\u00f9 attivi predatori del mondo insettivoro, tanto voraci, al punto da essere cannibali tra loro. E a pensarci bene non erano molto differenti dagli altri esseri viventi presenti su questo pianeta. Anche loro con la loro bella maschera di apparenza. A misura di innocenza e bont\u00e0, ma dietro la quale si nascondeva un predatore il cui vero motore era la pura sopravvivenza, e forse, la sua, ingannava pi\u00f9 di altre.<\/p><p><em>So much sweeter now<\/em><br \/><em>That there's nothing left to<\/em><br \/><em>Remember you<\/em><br \/><em>It's what brought you here<\/em><br \/><em>It's what keeps you here<\/em><\/p><p>Gi\u00e0, pensai ascoltando le parole vibrate dalla voce calda e confortante dei Calexico. Cosa mi aveva portato qui? E cosa mi teneva ancora qui, sdraiata sulla terra di verdi e rigogliose colline a mirare il cielo azzurro?<\/p><p><em>Your smile brings me back<\/em><br \/><em>To the longest day<\/em><br \/><em>The vanishing mind<\/em><\/p><p>Ecco la risposta. Un sorriso, ormai sfumato, che non era pi\u00f9 per me... e a dire il vero, a distanza di anni, \u00e8 ben chiaro che mai lo era stato per davvero.<br \/>Mi tolsi gli auricolari per ascoltare suoni pi\u00f9 reali riportando i pensieri in eden meno immaginari ed esistenziali.<br \/>\u201cBuon lavoro!\u201d, sussurrai alla coccinella ormai giunta in cima al crinale della primula. Mi stirai un poco e una volta sulle mie gambe, osservai il paradiso in terra sul quale mi trovavo. Inspirai a pieni polmoni l'aria fresca di una nuova primavera ormai alle porte e in un attimo ero di nuovo nel mio emisfero sinistro, quello razionale, lontana dai ricordi e pronta a tornare al mio rifugio nel bosco. Raccolsi il fucile, e di nuovo spensierata, mi voltai per raggiungere il sentiero ma nemmeno un passo e...<br \/>Cazzo no, pensai appena il mio sguardo individu\u00f2 il vecchio Patrick insieme a quello che io avevo soprannominato Sventura. Un meticcio pulcioso, frutto di variopinte razze canine che nei suoi otto anni di vita ne aveva vissute di tutti i colori e nonostante le innumerevoli sfighe e l'esperienza acquisita riusciva sempre a cacciarsi nei guai. Sarei ripiombata a terra nascondendomi tra i fili alti dell'erba pur di far perdere le mie tracce, ma ormai era tardi. Patrick mi aveva individuata. Sventolava il fucile per richiamare la mia attenzione. Un gesto intimidatorio al di fuori dell'Alaska, ma sorprendentemente amichevole in questo Stato di animali selvaggi alla stato brado.<br \/>\u201cAmber\u201d, url\u00f2 Patrick.<br \/>Alzai il mio fucile in segno di saluto e attesi che mi raggiungesse gi\u00e0 rassegnata al dialogo prosciugante da \u201cqualunquemente\u201d mi avrebbe elargito a breve. Non era antipatico il vecchio Patrick, ma come tutti gli esseri viventi, soprattutto di una certa et\u00e0, e residenti nella sperduta radura del Nord pi\u00f9 Nord dell'America, solo come un cane e con un cane al seguito, si ripeteva nei concetti e pensieri. Una condizione comune al genere umano, ma che in lui degenerava nell'agonia della reminiscenza. Appena trovava qualcuno (in)disposto ad ascoltarlo, e nello specifico la sottoscritta, altro essere vivente presente nell'arco di quindici miglia, apriva il file delle memorie passate e via... Ti sbrodolava una litania di ricordi a partire dai tempi in cui era venuto al mondo sul tavolo della cucina, lo stesso su cui ancora oggi mangiava o leggeva il giornale locale. Personalmente sopportavo a malapena chi ogni due per tre mi riproponeva i suoi ricordi riportandoli al presente. C'era qualcosa di irrisolto nel raccontare il proprio passato e spesso avevo l'impressione che la bobina della memoria avesse come obiettivo dare conferma alla propria esistenza. Un modo per riconciliarsi con chi erano e rialzare l\u2019asticella della propria autostima. Il guaio delle rievocazioni personali altrui mi avevano sempre fatto l'effetto di farmi scappare via. Non amavo pensare la passato, o arroverllarmici dentro. Tanto le tracce erano dentro di noi. Indelebili. Te le portavi addosso anche senza dover per forza occupare la mente nel ricordare scene di vita vissuta come fossero quelle di un film visto al cinema e che appartenevano poi solo a una sequenza di fotogrammi sui quali mettevi didascalie a tuo piacimento ingannandoti e ingannando gli altri del fatto che in fondo eri una brava persona, intelligente, brava, per bene, o vittima delle circostanze e cos'altro pensavi di essere e che il mondo era il contrario di te. Per come la vedevo, per me l'essere umano era solo un miscuglio di cellule replicate di generazione in generazione e nel tempo avevano generato un dna portatore di altri individui irrisolti, ovviamente nostri predecessori, che ogni tanto si riattivavano nei momenti di debolezza per romperti i coglioni. Un inconscio\/anima\/spirito o come lo si voleva definire composto di mille voci che si risvegliavano alternandosi o tutte insieme. Paure e deliri altrui capaci di pilotarti nei momenti di debolezza. Per questo, un giorno mi ero detta che data l'impossibilit\u00e0 di modificare quel dna di personaggi sconosciuti e allo stesso tempo conosciuti forse era meglio vivere a livello base. Direi l'essenziale. Mangiare, respirare, dormire, camminare e soprattutto pensare al minimo. Una sorta di dieta umana per concedere tempo a quelle cellule irrisolte di trovare la pace o almeno imparare a starsene zitte e raccolte, tutte unite dal silenzio della natura in cui avevo deciso di vivere. Trasferirmi in Alaska mi era sembrata a suo tempo la scelta migliore che potessi fare. Non c'era stato nulla a tenermi legata alla mia citt\u00e0 natia se non la speranza che qualcosa prima o poi sarebbe cambiato. Ed era stata proprio quella speranza perduta a logorarmi fino al punto di mollare tutto. Per mio fratello era stata una fuga, per mio padre un atto di codardia, per mia sorella una follia, per zia Wendy il modo migliore per ritrovarmi e per mia madre non saprei. Per lei ero all'estero a lavorare in una multinazionale farmaceutica e questo rassicurava la sua indole ansiotica\/schizzofrenica. Per quanto fossi consapevole di come la mia scelta fosse una palese forma di evitamento esistenziale me ne ero dimenticata non appena avevo rivisto il piccolo chalet di zia Wendy vicino a Talkeetna che mi aveva offerto per il mio internato da eremita. Un perfetto rifugio da riadattare in grado di riadattarmi.<\/p><p>Il muso peloso di Sventura arriv\u00f2 ai miei piedi.<br \/>Eccoti cane scemo!<br \/>Gli carezzai l'orecchia mezza monca e attesi l\u2019arrivo del suo padrone.<br \/>\u201cAmber!...\u201d, disse Patrick affannato, dalla tasca dei pantaloni estrasse il fazzoletto logoro di s\u00e9 per asciugarsi la fronte lasciando me in attesa di capire cosa c\u2019era di tanto urgente da venirmi incontro con tanta fretta. Abbassai gli occhi meditabonda sullo sguardo di Sventura che scodinzolando allegro stava devastando con le sue zampe il giaciglio dove poco prima miravo il cielo, compreso il fuscello della coccinella, ora sparita. Nella migliore delle ipotesi era riuscita a volar via oppure nella peggiore era morta sotto le sue zampe senza alcuna piet\u00e0, ma soprattutto senza un vero motivo se non il fatto che un cane scemo senza cervello, ma leale e fedele, l'aveva calpestata senza nemmeno rendersi conto di cosa avesse fatto. Ma del resto, che colpa ne aveva il povero Sventura, era pi\u00f9 che probabile avessi fatto altrettanto io sdraiandomi a terra poco prima, magari un genocidio di formiche e specie sconosciute. Ecco, di nuovo, la mia dissonanza cognitiva era ripartita a mille. Per ogni evento vedevo le mille sfaccettature. Il bene il male, l'inferno il paradiso, gli opposti in ogni cosa. Feci uno sforzo e mi concentrai su Patrick e su cosa avesse di urgente da dirmi.<br \/>\u201cTi sono venuto a cercare\u201d, e dopo un bel respiro aggiunse: \u201cC'\u00e8 un tizio che cerca in affitto una casa. E' in viaggio, e sta cercando una sistemazione. Frank gli ha detto che tu hai un paio di chalet da affittare\u201d.<br \/>\u201cUhm?\u201d, mormorai confusa.<br \/>Di solito accettavo ospiti previa prenotazione, ma conoscevo Frank e potevo fidarmi di lui. Sicuramente prima di avergli dato le mie coordinate doveva avergli fatto il terzo grado.<br \/>\u201cSi chiama Oliver e qualche cosa che non ricordo, l'ho lasciato allo chalet al lago, quello pi\u00f9 grande. Gli ho detto che venivo a cercarti\u201d. L'orizzonte a sud si proiett\u00f2 nelle lenti degli occhiali di Patrick. Catturata dalla sfumatura rosea riflessa mi voltai a mirare il tramonto nel suo splendore originale. Altra giornata di sole per l'indomani pensai e mi godetti quel pensiero cercando di allontanare il pensiero che uno di citt\u00e0 volesse alloggiare nello chalet sul lago. La gente di citt\u00e0 era sempre pretenziosa e poco adattabile. Proprio per evitare grane nell'annuncio specificavo sempre che non c'era connessione internet, televisione, il bagno era esterno e soprattutto che la zona era popolata da orsi e lupi.<br \/>\u201cGrazie Patrick, vado a vedere cosa vuole. Torni con me?\u201d, chiesi.<br \/>\u201cNo, no, approfitto per andare a pescare, l'orario del tramonto \u00e8 quello giusto\u201d, rispose Patrick, \u201cCi vediamo dopo, ti porto qualche pesce\u201d.<br \/>Per fortuna, pensai. Lo salutai e non proprio felice mi avviai verso il sentiero del rientro con un presagio a bussarmi alle tempie...<br \/>Oliver vattelapesca mi aspettava davanti al piccolo chalet del lago. Si era seduto al tavolo sotto al portico e stava guardando una piantina della zona.<br \/>\u201cBuongiorno\u201d, dissi salendo i gradini<br \/>Rapido si alz\u00f2 i piedi e con un gran sorriso mi strinse la mano.<br \/>\u201cBuongiorno, sono Oliver xxxxxxx, mi ha mandato qui Frank del xxxxxxx\u201d.<br \/>\u201cS\u00ec, lo so, benvenuto\u201d.<br \/>\u201cSono in viaggio, sono arrivato oggi da xxxxxx e pensavo di restare nei dintorni un mese circa, sto facendo delle riprese fotografiche\u201d.<br \/>\u201cE' la prima volta che viene in Alaska?\u201d.<br \/>\u201cS\u00ec\u201d, rispose.<br \/>\u201cBe' sono sicura che trover\u00e0 molto da fotografare, ma le consiglio di trovare una guida o almeno un fucile, la zona \u00e8 battuta da orsi e altri animali, le consiglio di non addentrarsi la mattina presto, \u00e8 l'orario in cui cacciano\u201d.<br \/>\u201cAh, lei conosce qualcuno che pu\u00f2 fare al caso mio\u201d.<br \/>Scossi la testa. \u201cNon saprei, forse...\u201d, ci pensai un po' su. \u201cMa posso sentire Frank di sicuro lui ha la persona giusta\u201d.<br \/>Alzai il vaso e presi la chiave della porta.<br \/>\u201cVenga la mostro la casa. Non aspettavo ospiti e quindi non \u00e8 stata aperta, se decide di prenderla, verr\u00f2 a fare le pulizie subito\u201d.<br \/>\u201cNon si preoccupi, se il dentro \u00e8 bello come il fuori star\u00f2 benissimo\u201d.<br \/>\u201cLe faccio portare la legna da Patrick cos\u00ec pu\u00f2 accendere il camino\u201d.<\/p><p>\u00a9 -\u00a0 Sara Tessa - Tutti i diritti sono riservati. \u00c8 vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Sara Tessa.<\/p>","_et_gb_content_width":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[66,64,69,67,68,65],"class_list":["post-26608","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-incipit","tag-ilsilenziodiunbatterdali","tag-saratessa","tag-saratessawriter","tag-sefossiquiconmequestasera","tag-unoraungiornounannosenzate","tag-uraganobatterdali"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.saratessa.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/fasion-14.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26608","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26608"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26608\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26763,"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26608\/revisions\/26763"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2307"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.saratessa.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}